IVA SULLE PATENTI, BATOSTA DA 550 MILIONI DI EURO PER LE AUTOSCUOLE

//IVA SULLE PATENTI, BATOSTA DA 550 MILIONI DI EURO PER LE AUTOSCUOLE

La risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n.79 del 2 settembre 2019 relativa all’aliquota IVA sulle prestazioni didattiche finalizzate al conseguimento delle patenti di guida, ha stabilito la fine dell’esenzione IVA su queste prestazioni. Tale risoluzione accoglie il principio di una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 14 marzo di quest’anno che nega che l’insegnamento delle autoscuole abbia gli stessi requisiti di scuole o università e che, perciò, debba essere applicata l’IVA al 22%.

Integrazione IVA retroattiva dal 2014

La stessa Agenzia specifica che l’integrazione dell’IVA  ha valore retroattivo ed è quindi dovuta  dal 2014 al 2018 e per i primi 8 mesi del 2019.

Emilio Patella, Segretario nazionale Autoscuole UNASCA ha indetto uan manifestazione a Roma per il 18 settembre: «Rischia di chiudere l’80 per cento delle nostre attività, ci opporremo».

Le autoscuole dovrebbero recuperare l’Iva dai loro clienti degli ultimi 5 anni

La conseguenza è che le autoscuole dovranno aumentare il loro listino e contattare tutti gli ex allievi dal 2014 a oggi e chiedere loro di pagare un sovrapprezzo.
Dal 2014 al 2018, in Italia hanno conseguito le patenti di guida 3.857.512 persone.

Il recupero IVA richiesto si aggira sui 550 milioni di euro

Su una stima al ribasso di 650 euro per patente, per gli oltre 2 miliardi e mezzo di euro di imponibile il recupero IVA si aggira sui 550 milioni di euro. Ma le autoscuole non hanno alcun potere coercitivo per recuperare questa somma. Perciò, le cinquemila partite IVA che corrispondono alle settemila autoscuole attive in Italia potrebbero vedersi costrette a versare ciascuna circa 110 mila euro al Fisco. Il che coinciderebbe con la fine delle loro attività.

«Ci opporremo senz’altro – dichiara Emilio Patella, Segretario nazionale delle Autoscuole UNASCA -, un conto è un adeguamento normativo ma il recupero retroattivo è tutta un’altra storia. Le autoscuole non hanno alcun titolo per riscuotere quelle somme dagli ex allievi, che potrebbero opporsi. Quindi saremo costretti a mettere mano al nostro portafoglio, ma per attività quasi sempre a conduzione famigliare questa opzione sarebbe fatale. Su questo daremo battaglia.

Non c’è alcuna concorrenza sleale – continua Patella – tra autoscuole d’Europa, come lamenta la sentenza della Corte di Giustizia. Mi pare improbabile che qualche cittadino tedesco sia venuto a prendere la patente in Italia perché qui non si pagava l’IVA. In secondo luogo, aumentare le tariffe rischia di aumentare il numero di privatisti e cioè di diminuire gli standard della formazione dei conducenti. Per non parlare delle guide su strada, che molti potrebbero scegliere di ridurre per problemi di budget. Infine c’è da chiedersi quanto possa detrarre l’IVA una ragazza o un ragazzo di 18 anni che prenda la patente oggi, e quanto, su un altro fronte, l’aumento delle tariffe per le patenti professionali e la carta di qualificazione del conducente scoraggerà chi voglia intraprendere la professione di autotrasportatore. Se a tutto questo aggiungiamo le tempistiche per arrivare oggi dall’esame di teoria a quello di guida, che in alcune province rischia di far scadere il foglio rosa, si capisce quanto esplosiva sia la situazione. Sarà una battaglia lunga e complessa, su cui UNASCA ha già iniziato a muoversi e che ci vedrà manifestare a Roma il 18 settembre e poi in altre città italiane».

L’attuale risoluzione ribalta due sue precedenti risoluzioni che confermavano l’esenzione dall’imposta

L’Agenzia delle Entrate aveva confermato l’esenzione IVA per le prestazioni didattiche delle autoscuole con due risoluzioni nel 1998 e nel 2005 e con una circolare del 2008. Secondo UNASCA il recupero dei 550 milioni di euro non è dovuto, poiché non si tratta di elusione.

L’IVA infatti non era stata messa a bilancio dallo Stato ed è perciò non dovuta anche per le annualità fiscali ancora aperte, ma solo dal 3 settembre scorso.

La vicenda che ha portato alla sentenza della Corte di Giustizia Europea, invece, ha origine in un interpello di un’auto scuola tedesca, la A & G Fahrschul-Akademie che si era vista negare l’esenzione IVA dal fisco federale. I giudici tedeschi avevano sì assimilato l’insegnamento per la patente a quello scolastico e universitari ma avevano respinto l’esenzione. Il giudice ha poi sospeso il procedimento e chiesto un giudizio alla Corte di Giustizia Europea che è stato pronunciato il 14 marzo 2019.”

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